Di seguito l’intervista rilasciata dal presidente di ANCE Emilia Romagna, Gabriele Buia , e pubblicata nel periodico del Sole 24 Ore - “Edilizia e territorio” del 9 luglio 2012 in merito alla firma del “Protocollo d’intesa di legalità per la ricostruzione delle zone colpite dagli eventi sismici del 2012”
Il protocollo, che affonda le sue radici nelle leggi regionali 11 del 2010 e tre del 2011, prevede controlli antimafia per tutte le imprese affidatarie dei lavori, anche nel privato (art. 2), in base alle linee guida del Coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi opere (Casgo) e al recente protocollo d’intesa tra Regione e Prefetture (marzo 2012), per la verifica dell’insussistenza delle condizioni di cui al Dlgs 159/2011 (Codice leggi antimafia e misure prevenzione).
Ogni singolo cantiere inerente la ricostruzione – aggiunge Gabriele Buia, presidente dell’ANCE Emilia Romagna – verrà monitorato anche sulla base della congruità della manodopera e il Durc sarà rilasciato solo se saranno verificate le percentuali inerenti tale congruità. Inoltre, chiederemo al Prefetto che la richiesta dell’informativa antimafia venga estesa anche alle imprese subappaltatrici.
Tra le misure di prevenzione anche la creazione di una White list di imprese garantite dal punto di vista della legalità, che miri a diventare punto di riferimento per l’affidamento dei lavori, ma comunque con iscrizione su base volontaria. La lista comprenderà non solo le aziende esecutrici ma anche fornitrici di servizi e materiali – spiega Buia – garantendo un controllo sull’intera filiera edile, in modo che le Prefetture possano verificare a priori gli operatori, creando un sistema di prevenzione reale e no agendo a posteriori. I parametri per l’iscrizione nelle White list sono ancora da definire ma il protocollo parla di criteri di legalità e antimafia, tutela e sicurezza del lavoro e fiscalità (art. 6). Sarà la Regione a indicare se preferisce la Soa oppure altri criteri, ma è probabile – aggiunge Buia – che si richiederanno anche requisiti di solidità a livello tecnico e finanziario.
E le imprese come vivono le White list? C’è timore che creino un appesantimento burocratico e allungamento dei tempi? In un momento come questo, alla luce dei rischi che corriamo – risponde Buia – dobbiamo essere partecipi e disponibili a seguire questo modello di controlli. La lista va fatta, ma compatibilmente con rapidi tempi di ricostruzione. Un maggiore controllo tutela di più le imprese strutturate, alzando l’asticella oltre la quale le imprese vere dimostrano competitività, e più paletti garantiscono la legalità. Ma abbiamo bisogno di semplicità operativa. Dunque alziamo l’asticella all’inizio, ma poi iniziamo a semplificare, riducendo gli adempimenti per le imprese già verificate.
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