Da Edilizia e territorio del 21-26 gennaio 2013
“Dobbiamo ribadire meglio che l’edilizia non può essere assimilata a tutto il sistema industriale”. Gabriele Buia, vicepresidente ANCE con delega alle relazioni industriali, chiede modifiche. La riforma del lavoro, per com’è adesso, coglie solo in minima parte la peculiarità del settore che rappresenta per questo va cambiata.
A quali cambiamenti pensa?
Ad esempio si sarebbe potuto risolvere il problema del falso lavoro autonomo e delle partite Iva selvagge. Oggi la differenza di costo tra un autonomo e un dipendente è di 18-20 punti. E questo favorisce le distorsioni, rendendo più difficile la competizione sui lavori privati. Invece è stato aumentato ancora il costo del lavoro per il tempo determinato, appesantendo il problema. E non abbiamo nemmeno ottenuto il riconoscimento si istituti come la Borsa lavoro, che consentono una maggiore flessibilità.
In compenso avete avuto diversi benefici per i prossimi tre anni …
Se avessimo avuto anche gli aggravi del contributo di licenziamento o della piena entrata in vigore dell’Aspi avremmo dovuto sopportare un carico davvero eccessivo. Anche se ancora una volta, è stata persa un’occasione: si poteva usare questa legge per definire in maniera precisa il concetto di “fine cantiere”, ma non è stato fatto.
Al nuovo Governo, insomma, chiederete modifiche?
Certo. Sostanzialmente chiederemo di riconoscere le peculiarità del settore e di separarlo da quel fascio di norme univoche per tutto il sistema industriale. Vogliamo che si legiferi in maniera settoriale. E c’è anche un altro punto da sollevare.
Quale?
Non è possibile che oggi le gare di opere pubbliche vengano acquisite da imprese che applicano un contratto che non è quello dell’edilizia. Penso, solo per dare un esempio, alle imprese impiantistiche che fanno edilizia ma hanno il contratto metalmeccanico. Usando questo sistema godono di un costo del lavoro più basso; questa situazione va finalmente riconosciuta.
G.La.