Dal Resto del Carlino del 22 maggio 2013
“Stiamo assistendo ad una proliferazione del ricorso al concordato in continuità o in bianco come strumento per limitare i danni della crisi dell’edilizia a scapito dei fornitori e di imprese subappaltatrici e non. Questo con effetti drammatici diretti e indiretti in termini di perdite d’imprese e ulteriore stretta creditizia sul tessuto imprenditoriale. Il concordato nasce come strumento di risanamento grazie al quale l’impresa limita il rischio di una degenerazione della propria situazione economica. Purtroppo oggi, anche nell’edilizia, assistiamo ad un utilizzo improprio di questo istituto, come mezzo per far cadere gli oneri della crisi su fornitori o imprese, soprattutto medie e piccole, che già stentano a sopravvivere alla crisi. Quello che centinaia di piccole e medie imprese edili stanno vivendo è un processo di disgregazione nel quale il concordato svolge una funzione di acceleratore, in quanto in numerosi casi esso non ha ragione di venire utilizzato, ma finisce per costruire un mezzo per trasferire su atri la mancata disponibilità finanziaria. E ciò è tanto più grave in quanto spesso non si rispettano le finalità per cui la legge era stata scritta, venendo meno alla natura stessa di questo strumento giuridico. È un fenomeno che penalizza l’intero tessuto imprenditoriale in quanto le banche esposte nei confronti delle imprese che ricorrono alle forme concordatarie non potranno che aumentare la stretta creditizia sul tema generale delle imprese ancora attive, aggiungendo al danno la beffa. Auspico una maggiore vigilanza da parte della magistratura e dei professionisti chiamati a decidere sulla legittimità e sulle modalità di concessione del concordato, chiedendo alla Regione di non assecondare le aziende che forzano questa procedura e alle associazioni imprenditoriali di proporre unitariamente una revisione normativa in grado di portare i correttivi necessari restituendo validità ad uno strumento che se applicato positivamente potrebbe avere effetti anche importanti per il rilancio di varie aziende.”
Il Presidente di ANCE Emilia Romagna Gabriele Buia
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