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Giovanni Torri intervistato lo scorso 14 gennaio evidenzia le cause della crisi in cui si trovano le imprese di costruzione: “Si è scelto di onorare gli impegni con l'Europa senza dare al sistema economico il tempo di adeguarsi. Con la linea del rigore è stata uccisa l'economia. E in mancanza di una politica che scommette sulla competitività"

Il Presidente di ANCE Emilia Romagna a il Sole 24 Ore analizza e commenta i dati di Unioncamere

23 Gennaio 2014
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Dal Il Sole 24 Ore – Impresa e Territori
 
 
Non ci sono spiragli di ripresa per il settore delle costruzioni dell’Emilia Romagna, avvitato in una crisi ancora profonda che falcidia il volume d’affari e fa schizzare verso l’alto il ricorso alla cassa integrazione. Lo conferma l’indagine congiunturale realizzata da Unioncamere regionale in collaborazione con le Camere di commercio. Nel terzo trimestre del 2013 il fatturato è sceso, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 5,3%. Contemporaneamente la cassa integrazione ha avuto un balzo superiore al 24%. Schiacciato da un mercato immobiliare depresso e dal crollo delle opere pubbliche il settore chiude l’anno con il segno meno senza intravedere segnali di una inversione di tendenza.
 
“Prima del 2018 – rincara il presidente regionale dell’Ance, Giovanni Torri – non ci sarà una ripresa consistente. E nel primo semestre di quest’anno, allo scadere degli ammortizzatori sociali, aumenterà la disoccupazione”. Sul banco degli imputati gli imprenditori mettono non solo le scarse risorse dello Stato per le opere infrastrutturali ma anche l’atteggiamento delle banche, sempre più restie a scommettere sul mattone. “In realtà si è scelto di onorare gli impegni con l’Europa – prosegue Torri – senza dare al sistema economico il tempo di adeguarsi. Con la linea del rigore è stata uccisa l’economia. E in mancanza di una politica che scommette sulla competitività puntando sulle infrastrutture la situazione non cambierà”.
 
Parole dure, che danno conto della crisi che stanno attraversando le aziende edili. L’occupazione continua a diminuire, i posti di lavoro andati in fumo sono il 2,6% del totale. E intanto non si ferma la fuoriuscita di imprese dal mercato. Mancano all’appello qualcosa come duemila aziende, su uno stock di quasi 72mila. Tanto che, per il centro studi di Unioncamere, il 2013 si chiuderà con una perdita del volume d’affari che sfiora il 6%. Un ridimensionamento che non risparmia nessuno. A pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese da 1 a 9 dipendenti, il cui fatturato è diminuito del 6,4 per cento. Ma non si salvano i colossi (fino a 500 dipendenti) che incamerano una diminuzione superiore al 3%. Male anche la classe intermedia, da 10 a 49 dipendenti, con una riduzione prossima al 6%, in peggioramento rispetto all’andamento dei primi nove mesi del 2012.
 
I numeri che riguardano i livelli occupazionali (tremila posti di lavoro andati in fumo in soli nove mesi) potrebbero lievitare considerevolmente mano a mano che scadranno gli accordi per la cassa integrazione, aprendo le porte all’anticamera dei licenziamenti. Il mercato immobiliare residenziale, del resto, non accenna a risvegliarsi. Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate, il numero delle compravendite immobiliari dei primi sei mesi del 2013 è diminuito del 9,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. L’Emilia Romagna non raggiunge il calo drammatico registrato mediamente nel resto del Paese (-11,6 %) ma non riesce a risalire. Per i mutui garantiti da una ipoteca immobiliare la diminuzione ha ampiamente superato il 3%.
 
 
Articolo di Natascia Ronchetti

    

14621-IlSole2Ore – 14 gennaio 2014 La crisi dell edilizi.pdfApri
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