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Al convegno della Regione sulla dimensione territoriale del partenariato pubblico privato, tenutosi oggi, Giovanni Torri elenca possibili percorsi e ambiti dove appare possibile trovare delle opportunità di investimento privato come i contratti di manutenzione del demanio idrico regionale, la valorizzazione nell'utilizzo di materiali

Il Parternariato Pubblico Privato come strumento per il rilancio del settore delle costruzioni

10 Maggio 2013
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Dopo aver analizzato alcune delle principali criticità di questo tipo di contrattualistica, il Vicepresidente di ANCE Emilia-Romagna, Giovanni Torri, ha ritenuto più positivo rivolgere lo sguardo al futuro, partendo dalla constatazione che anche quest’anno i territori emiliano-romagnoli sono duramente colpiti da eventi naturali che stanno mettendo in evidenza la fragilità delle infrastrutture e del territorio e con il passare degli anni la situazione invece di migliorare sembra destinata a peggiorare.
 
Dal Rapporto  sui rischi idrogeologici e sismici redatto da Ance in collaborazione con il Cresme, emerge che oltre il 10% del territorio nazionale risulta ad elevata criticità idrogeologica, ovvero a rischio frana e/o alluvione. In Emilia Romagna è ad elevato rischio idrogeologico quasi il  20% della superficie totale. Si tratta di 307 comuni, dove abitano oltre 800 mila persone e oltre 370 mila famiglie.
 
Trattandosi di un’emergenza, il Vicepresidente Torri ha sottolineato quanto sia  necessario dotarsi di un piano regionale di intervento pluriennale.
 
“E’ essenziale un cambiamento di passo, anche nella nostra regione, seppure nell’ultimo decennio abbia appaltato di più in questo settore tra tutte le regioni italiane, dimostrando sicuramente una maggiore attenzione rispetto ad altre.”
 
A questo proposito l’ANCE ha iniziato ad individuare dei possibili percorsi e ambiti dove appare possibile trovare delle opportunità di investimento privato in grado di contribuire ad interventi di messa in sicurezza soprattutto per quanto riguarda i fiumi.
 
Sono state quindi accennate alcune idee, da approfondire con le amministrazioni per individuare dei casi pilota dove avviare una fase di verifica della fattibilità come la cessione dello sfruttamento del materiale risultante da operazioni di dragaggio, l’interconnessione tra interventi di messa in sicurezza e la possibilità di produrre energia rinnovabile o la previsione di concessioni di aree fluviali per attività turistiche e ludiche, sviluppando progetti per  attività sportive, ristorazione, turismo fluviale e via dicendo.
 

“Si tratta di alcune, prime ipotesi di lavoro, che vanno verificate concretamente ad iniziare dalla necessità di una facilitazione e semplificazione a livello di enti competenti. Per sviluppare, infatti, dei piani realistici di fattibilità è essenziale poter contare su tempi decisionali e su una effettiva collaborazione a livello istituzionale. Senza tempi certi infatti, verrebbero meno gli elementi di valutazione in grado di rendere possibile qualunque investimento. L’auspicio è che rapidamente si possa avviare insieme alla Regione un percorso di studio e di valutazione che riguardi alcune ipotesi concrete così come le procedure necessarie a garantire la loro fattibilità”.  

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